LE RELIGIONI, I MAESTRI E I SENTIERI


(dagli insegnamenti della Scuola E.S.O. di Tradizione Egiziana)


a cura di Neferkr


 

 

SAN FRANCESCO D’ASSISI E I SUFI

 

a cura di Mario Madia


 

 

 

Di Francesco d’Assisi, oltre alla storia che tutti conoscono, pochi sanno che, intorno ai trent’anni, il santo cercò di raggiungere l’Oriente e in particolare la Siria, dove si erano stabiliti i Dervisci danzanti. Per motivi a noi ignoti, non ci riuscì e tornò in Italia. Provò nuovamente, questa volta attraverso il Marocco. Attraversò quindi l’intero regno d’Aragona in Spagna, cosa che destò non poche sorprese. Le idee e le scuole Sufiche erano molto diffuse in Spagna… Il viaggio anche stavolta non proseguì fino alla meta prefissata e, nella primavera del 1214, Francesco tornò a casa. Partì in seguito però, con le Crociate, mentre si stava svolgendo l’assedio di Damietta.

Francesco si incontrò con il Sultano Malik al Kamil, di cui abbiamo parlato ampiamente nella mail su Federico II. Malik era un Sufi e, difatti, congedò Francesco in pace dandogli un lasciapassare che gli permetteva di andare e venire con sicurezza, concedendogli il permesso di predicare ai propri fedeli e pregandolo di tornare il più frequentemente possibile a fargli visita. Questa visita ai Saraceni fu ritenuta dai biografi un desiderio di convertire il Sultano: è chiaro che non erano a conoscenza  dei precedenti di Francesco, né tantomeno dell’impostazione di vita che aveva già assunto. Nessun tentativo quindi di convertire qualcuno nel campo musulmano, l’unica realtà fu quella che Francesco, riattraversando il Nilo, non fece altro che dissuadere i cristiani dall’attaccare il nemico… I suoi avvertimenti furono presi con disprezzo ma in seguito, quando i Crociati dovettero indietreggiare per le gravosissime perdite, vennero maggiormente apprezzati.

 

Ma passiamo ora a considerare ciò che qualcuno ogni tanto «butta lì» senza approfondire, quando dice che Francesco ha appreso dal grande Al Ghazali. Tutto in Francesco ricorda i Sufi: Il Cantico del Sole, ritenuto il primo poema italiano, venne composto dopo il primo viaggio del Santo in Oriente ed è quindi impossibile pensare che potesse essere maturato prima di allora, quando Francesco era solo il capo dei giovani trovatori di Assisi, cantando ballate di guerra e di amori, più in francese che in italiano… (Per chi non lo sapesse, Francesco, che si chiamava Giovanni, si vide cambiato il proprio nome dal padre, che aveva una venerazione per la Francia… tanto è vero che da giovane, il Santo parlava più il provenzale che l’italiano.)

 

Jalaluddin Rumi, il capo dei Dervisci danzanti e massimo poeta in Persia, scrisse numerose poesie dedicate al Sole, il sole di Tabriz. Chiamò addirittura una delle sue raccolte di poesie la Collezione del Sole di Tabriz. Nella sua opera viene continuamente usata la parola Sole.

 

L’atmosfera, inoltre, e l’ambiente dell’Ordine Francescano sono più vicini ad un’organizzazione derviscia di qualunque altra. L’abito dell’Ordine, la tonaca con il cappuccio e le larghe maniche, è quella dei dervisci del Marocco e della Spagna… Lo speciale metodo di quella che Francesco chiama «santa preghiera», indica un’affinità con il «ricordarsi» derviscio. Francesco rifiutò di diventare un prete.

Come i Sufi, egli accolse nel suo insegnamento i laici e, come i Sufi e diversamente dalla Chiesa, cercò di espandere il movimento fra tutta la gente con alcune forme di affiliazione, cosa inusuale nella Chiesa a quell’epoca.

Come i Sufi, i seguaci di San Francesco, attraverso le sue regole, poterono notare che, diversamente dai cristiani, non si doveva pensare prima alla propria salvezza. Tale principio viene continuamente messo in rilievo dai Sufi, che considerano una vanità l’interesse per la salvezza personale.

Egli iniziava così la predicazione: «La pace di Dio sia con voi»… Questo, per chi non lo sa, è un saluto arabo.

 

Molti di voi avranno sicuramente visto il film Francesco con Raul Bova e si ricorderanno dell’episodio in cui il Santo si reca da Innocenzo III (quel sant’uomo di Papa di cui abbiamo parlato nell’ambito dell’eresia Catara…). Ebbene sì, le cose andarono veramente come nel film… a differenza di alcuni particolari che non sono stati tenuti nella dovuta osservazione. Francesco andò dal Papa «armato» di una parabola che raccontava di quei giovani, figli di una bellissima donna che viveva nel deserto, che li aveva avuti da un re. Quando questi divennero grandi, la donna li mandò dal re, il quale chiese loro: «Di chi siete figli?» e loro risposero: «Siamo figli di una povera donna che vive nel deserto». Il re rispose loro: «Non abbiate paura, voi siete miei figli.»

 

La tradizione che i Sufi siano cristiani esoterici venuti dal deserto e che siano figli di una povera donna (Hagar, moglie di Abramo, per la loro discendenza araba) si adatta perfettamente alla possibilità che Francesco abbia cercato di spiegare al Papa come la corrente del Sufismo rappresentasse la cristianità senza soluzione di continuità.

Come nel film, Francesco venne prima allontanato ma poi richiamato, richiamato dal Papa per un sogno. Il sogno di Innocenzo III fu quello di una palma che cresceva gradualmente ai suoi piedi, fino a raggiungere una statura d’uomo… a quel punto, quella palma si configurò con Francesco, quel povero che il giorno prima era stato condotto in sua presenza. Ora, la palma è un simbolo usato dai Sufi e questo sogno è probabilmente la conseguenza dell’analogia usata da Francesco durante l’udienza. Papa Innocenzo, quindi, diede il permesso per la fondazione dei «Frati Minori » o francescani.

 

Umiltà a parte, sarebbe più facile pensare che esistesse un Ordine noto come “Frati Maggiori”, se così fosse quale sarebbe il collegamento ? Le uniche persone conosciute con questo nome e contemporanee di Francesco aventi il nome appunto di «Frati Maggiori» facevano parte di un Ordine di Sufi fondato da Najmuddin Kubra, detto «il Più Grande». Una delle maggiori caratteristiche di questo grande Maestro Sufi era la sua misteriosa influenza sugli animali. Le immagini lo mostrano circondato da uccelli… Domò un cane feroce semplicemente guardandolo negli occhi, come fece Francesco con il lupo di Gubbio. I miracoli di Najmuddin erano ben noti in Oriente sessant’anni prima della nascita di Francesco.

 

E con questo, tolgo il disturbo e vi auguro, ripetendovi le parole di Francesco:

 

La pace di Dio sia con voi ,

 

 

 

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