Natale, la nascita della nuova Luce

Abraxas

«Anche se Gesù fosse nato mille volte a Betlemme,

ma non nel vostro cuore, sareste ugualmente perduti.

In verità, la Parola eterna è sempre pronta a nascere…. Dove?

In un’anima perduta in se stessa. Solo colui che è rinato in una vita

totalmente nuova può varcare la porta della beatitudine.

Oh uomo, domandi dove si trova il trono di Dio?

Esso è là dove Dio rinasce in te… come suo Figlio.

Se tu rinasci da Dio, cioè lo fai rinascere in te, tu esci da te ed Egli entra in te.»

Angelus Silesius

 

“Quando il tuo tempo arrivò Tu nascesti nel mondo senza che vi fossero in Te anime di Arconti”

(Dal Vangelo della “Pistis Sophia”)

 

È ritenuto ovvio, ormai da tempo, che dietro i semplici racconti evangelici si nascondono spesso i disegni dello Spirito che secondo linee di forza determinano processi evolutivi influenzando infine i futuri avvenimenti dell’umanità. Per questo è un errore pensare di circoscrivere il significato dei racconti alla loro semplice portata storica, ma occorre invece estrapolarne, in chiave simbolica, l’essenza profonda dei racconti dai quali scaturisce il vero messaggio spirituale che rinnovandosi continuamente in ogni epoca rimangono semprechè attuali.

 

Il Natale, malgrado tutto, conserva un carattere speciale. Cos’è che gli dà questo carattere? Proprio in questo momento dell’anno la forza vitale del sole è al nadir, il suo punto più basso, la natura è come morta, certi animali sono in letargo, la vegetazione si è arrestata, le forze vitali della natura si sono ritirate e la terra attende il ritorno della luce che le ridarà Forza e Vita. Ebbene, è durante il silenzio e la morte apparente della natura che si manifestano più intensamente le forze spirituali, che favoriscono in alcuni una contemplazione meditativa, in altri una gioia sfrenata, esuberante, e che spesso copre la debole voce interiore.

Alcuni partecipano a riunioni di preghiera, ascoltano interminabili sermoni di Natale. Un effluvio di sentimentalismo cede il posto al vero desiderio del loro cuore di trovare il Figlio della Luce e sbarra, con una farragine di illusioni e di false speranze, il cammino che conduce a Lui.

 

Il Natale è invece la Festa della Nascita, la Nascita della “Nuova Luce che non è di questo mondo”, e che muore dopo aver irradiato a tutti gli uomini: la Vita, l’Amore e la Saggezza.

È la Luce dell’Eternità che si manifesta nello Spazio e nel Tempo.

La nascita di Cristo non è un avvenimento incidentale ma un avvenimento che può e deve essere realizzato ogni giorno in ognuno di noi. La nascita della Luce deve ogni giorno di più aver luogo in noi. È con questa forza che noi possiamo percorrere il nostro cammino che và dalla grotta Betlemme (il cuore) fino al Golgotha, (il cranio:la testa) la nostra via dolorosa…

Solo quando questo evento sarà una realtà, si potrà parlare di una vera celebrazione del Natale. E questa santa nascita della luce ha luogo una sola volta nella nostra vita.

 

I Vangeli ci riferiscono tutto ciò con un linguaggio semplice e sereno narrando la nascita di questa Luce, attraverso la vita e le opere di Gesù, accompagnando la sua venuta con una stella scintillante a cinque punte che nella notte del mondo brilla sopra la grotta dei nostri oscuri cuori.

 

“In quei giorni avvenne che uscì un editto di Cesare Augusto che ordinava il censimento di tutto l’impero. Questo primo censimento fu fatto mentre Quirino era governatore della Siria. E tutti andavano a farsi registrare ciascuno nella propria città. Salì dunque anche Giuseppe dalla Galilea, dalla città di Nazareth, verso la Giudea, alla città di Davide che si chiama Betlemme, perché apparteneva alla casa e famiglia di Davide, per farsi registrare con Maria sua sposa, la quale era incinta. Ora accadde che mentre essi erano là, si compì il tempo in cui Maria doveva partorire, e diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era per essi posto nell’albergo.

C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: "Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia". E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva:

"Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama".

Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: "Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere". Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.

I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.”

 

Quando Giuseppe e Maria arrivano a Betlemme e Gesù sta per nascere, non c’è posto per loro nell’albergo, cioè nell’essere terrestre dell’uomo. Gesù nasce quindi in una oscura grotta adibita a stalla: il nostro cuore.

É l’unico e miserabile ricovero che possiamo offrire a Cristo. Testimoni di questa santa nascita, sono nella grotta il bue e l’asino, cioè

la nostra Volontà che fa’ silenzio;

e la nostra Ragione limitata e impotente.

 

Grazie alla nascita della Luce nel nostro cuore, il principio nucleare divino che vi si trova è risvegliato a un Cielo-Terra microcosmico del tutto nuovo. La stella di Betlemme brilla sulla grotta della nascita, un caldo ardore e una pace intensa si riversano in colui nel quale si compie questo santo evento, ed è come se un coro di angeli cantasse:

 

“Pace sulla terra, dolcezza, benessere, beatitudine a tutti gli uomini di buona volontà!”.

 

Tutte le potenze del bene sono felici che la luce sia nata in un uomo. Si riuniscono per celebrare questo lieto avvenimento.

I pastori e i tre saggi d’oriente vengono a rendere omaggio al neonato. L’uomo nel quale ha avuto luogo questa nascita constata che una nuova vita incomincia per lui. L’alba di un nuovo giorno risplende all’orizzonte e, a questo punto di una nuova partenza, i tre aspetti della personalità umana, il Pensiero, il Sentimento e la Volontà vengono a Betlemme per ad inchinarsi ed offrire al Principe della Luce

l’oro di un cuore aperto e pieno di fede,

l’incenso della speranza che fa vivere

e la mirra del calice di sofferenza dell’amore purificatore.

 

É così che la gioia regna sempre in noi e che noi siamo sempre pronti ad offrire l’intero nostro essere alla nuova luce. Noi deponiamo così le prove ai piedi di nostro Signore e Salvatore.

 

Ma un altro personaggio è ugualmente attento alla nascita della luce: Erode!

I tre magi hanno informato il re del paese - il nostro io, il custode del fuoco empio - sull’apparizione della nuova stella che brilla sopra la grotta della nuova nascita. Ed Erode, conscio del pericolo che corre la sua regalità, cerca di far morire il bambino.

 

Le Scritture ci dicono che viene consigliato a Giuseppe - l’aspetto superiore della nostra coscienza e padre del fanciullo - di fuggire in Egitto con il bambino e la madre. Alla coscienza di colui nel quale Gesù è nato sono rivelate le intenzioni di Erode, il Re-Ego, e viene consigliato di fuggire e di evitare di ingaggiare una lotta con sé stessa, poiché l’io è momentaneamente più forte del figlio della luce appena nato.

Se combattessimo, irrimediabilmente saremmo vinti, e il bambino ucciso. Noi siamo perciò costretti a fuggire, a fuggire in Egitto per permettere ai nostri pensieri e ai nostri sentimenti e soprattutto alla nostra coscienza di entrare in uno stato di neutralizzazione, d’impassibilità.

 

Nonostante tutto, Gesù, il Principio della Pace “nasce” a Betlemme ove è avvolto in fasce e riposa in una mangiatoia.

La parola “fasce” nasconde un significato simbolico molto profondo. Gesù il portatore di Luce, il Salvatore, non può essere ricevuto da questo mondo, poiché “La luce brilla nelle tenebre, ma le tenebre non possono riceverla”, per questo nel deserto delle tenebre e dell’ignoranza, appare prima Giovanni Battista per “rendere diritti i cammini”, in noi. Allorché la Luce, la Parola dell’Origine, nasce in noi la natura umana non può ancora comprenderla, quindi bisogna “avvolgerla in fasce”. Questa forma di protezione è l’immagine della “vivificazione della scintilla di Spirito che risiede in noi”.

 

Le parole e le immagini del vangelo come acqua di sorgente sgorgano dall’unità della Mente e del Cuore, per questo ci parlano spesso di rivelazione della Luce e della Gnosi. Ma la natura non può afferrare l’Unità interiore e la Luce gnostica ci viene rappresentata sotto forma di un “neo-nato”, qualcosa di gracile, fragile che viene a nascere in noi ed è posta in una mangiatoia affinché la sua manifestazione nella materia sia il riscatto di molti. Tutte queste nozioni simboliche appariranno regolarmente nei Vangeli fino all’ultima cena.

 

La grotta, la stalla della nascita, designa chiaramente il cuore di ogni uomo, in cui dovrà avvenire la nascita dell’Anima nuova:Gesù. Se i nostri Sentimenti diventano puri come quelli di Maria e la Mente, costruttrice, come quella di Giuseppe, allora dalla loro unione avrà luogo questa santa nascita. Ma bisogna che il neonato cresca, ci purifichi e guarisca le ferite delle nostre battaglie causate dall’ignoranza. Comincia così il nuovo cammino verso il Golgotha della grande ricreazione spirituale.

 

“Notte Santa, notte silenziosa”

Le parole di questo canto di Natale ci sembrano magari troppo mistiche o sentimentali, ma riflettono inconsciamente una profonda verità.

Solo allorquando la notte nera e profonda dell’ignoranza, è messa tacere, pacificata e purificata, può nascere il “Principe della Luce”. Quando lasciamo nella stalla il pensiero umano, deviante e ostinato - l’asino - insieme alle nostre pesanti abitudini della routine quotidiana - il bue - possiamo celebrare in noi la santa Festa della nascita.

I Re Magi, cioè, - Il Pensiero, il Sentimento e la Volontà - sono pieni di adorazione e offrono al fanciullo: “l’Oro, l’Incenso e la Mirra”,

cioè la nostra

- Aurea intellighenzia

- le nostre nobili virtù umane,

- e la nostra esperienza pratica.

 

Gli Angeli l’annunciano ai pastori i quali vigilano le loro greggi. È con questa nascita che la Luce Cosmica della Saggezza di Cristo può agire direttamente sul Pensiero, mentre fino a questo momento poteva agire solo mediante l’atomo-spirito.

 

Tuttavia l’antica natura non è ancora sostituita. La natura umana inferiore reclama sempre i suoi diritti. Il vecchio tenta di eliminare il nuovo entrato (neo-nato). Pensate al massacro degli innocenti! È necessaria una fuga, un periodo di neutralità, fino al momento in cui l’antica natura è così annientata che qualcosa di nuovo può apparire.

 

Tutto ciò esige lotta e perseveranza. Ogni giorno ci è richiesta sempre più intellighenzia, questa intellighenzia che è la somma di tutto ciò che innumerevoli secoli hanno realizzato in noi. È lei che determina le nostre motivazioni e i nostri approcci interiori. È lei all’inizio la nostra linea direttrice.

 

S è vero che il racconto della nascita di Gesù a Betlemme presenta, in forma allegorica, la nascita della luce divina in ogni candidato sul cammino che conduce alla rinascita evangelica, è anche vero che l’entrata di questo cammino è spesso ostruita da una gigantesca costruzione d’illusioni e di miraggi mistici, appositamente elevata per smarrire ogni cercatore della luce, per farlo errare e impedirgli di “imitare Cristo”.

Un fuoco empio arde ormai da eoni nel cuore del mondo! Ciò che siamo divenuti oggi lo dobbiamo soprattutto a questo fuoco, che noi alimentiamo vivendo di esso, attendendoci tutto da esso. É perché viviamo di questo empio fuoco che la nostra terra è divenuta una anomalia, una contronatura, una imperfezione nel piano divino della creazione, e se non si fa nulla per salvarla, finirà per autodistruggersi. Ma “Dio non lascia perire l’opera delle sue mani” e manda il suo unico figlio, che ha afferrato il cuore del mondo per salvarlo.

Lo Spirito di Cristo si è unito al nostro mondo caduto, scendendo fin nel suo cuore, il nucleo incandescente del nostro pianeta, attaccando il fuoco impuro al fine di ridare al mondo la sua Luce.

Questa Luce Cristica, può rigenerare e cambiare il mondo, ma fino a quando gli uomini vivranno del fuoco empio e impuro dell’anima inferiore e non della vera luce di Cristo, questo fuoco continuerà ad ardere e il nuovo Cielo-Terra, il nostro vero campo di vita, non potrà essere realizzato, poiché, lo aumentiamo. Il mondo cambierà e entrerà nel nuovo Cielo-Terra solo quando la luce di Cristo nascerà nel cuore di ogni uomo, cioè al centro di ogni microcosmo umano.

Il processo di rigenerazione è possibile solo allorché le forze latenti racchiuse nella scintilla divina sono risvegliate dalla luce di Cristo e possono, essere così liberate, per intraprendere nel nostro Essere il loro lavoro rigeneratore. Ciò che è veramente triste è che numerosi sono persuasi che il mondo sia già stato salvato e gli uomini liberati grazie alla nascita di Cristo 2000 anni fa. Ciò è un errore che ha già avuto le sue conseguenze disastrose per l’umanità.

Fino a quando ogni cuore umano non sarà animato dalla luce di Cristo, e finché questa luce non illuminerà i cuori umani, il fuoco empio non cesserà di ardere, il mondo e l’umanità rimarranno nella loro maledizione. Solo se accettiamo Cristo con cognizioni di causa, possiamo, per suo tramite, ridivenire figli di Dio.

La commemorazione annuale della festa del Natale non ha alcun significato liberatore e la cosa ancor più grave è che, più è snaturata questa festa, più favorisce il mantenimento del “dio di questa mondo”, il fuoco empio.

Come veri cristiani gnostici, dobbiamo fare di questa festa della nascita della luce divina, una rinascita microcosmica dell’anima, un grandioso avvenimento.

Or allor, una domanda a noi, s’impone: “Come può in noi nascere la luce di Cristo, e in quali uomini?”.

La luce di Cristo non può ancora nascere negli uomini che ammettono e accettano pienamente la vita quale l’hanno ricevuta dal fuoco empio, negli uomini che cercano nella vita di quaggiù la loro realizzazione materiale, se ne contentano e vi si trovano anzi felici.

La luce di Cristo può nascere solo in un tipo d’uomo, la cui vita quotidiana non lo soddisfa più e per il quale è divenuta un deserto. Egli si vede allora costretto a organizzarvi un’esistenza, ma non riesce a darle un senso. I suoi frutti hanno un gusto amaro e non lo possono appagare. Riconosce che non può sottrarsene, ma sente intuitivamente che la vita deve avere un altro scopo, e lo ricerca con tutto il suo essere. Questa sensazione, questa intuizione, dovuta all’attività interiore della sua anima gli fa provare dei sentimenti e pensieri fino allora sconosciuti, che lo travagliano interiormente al punto che si sente uno straniero sulla terra. Accade infatti che uno sprazzo di luce gli faccia intuire che ci dev’essere un’altra vita, una vita più alta e più degna, che lo chiama.

Paralizzata per un attimo la Volontà, la sua Ragione riconosce la sua impotenza ad afferrare i preziosi doni dello Spirito di Dio, così nasce in noi il primo potere:Giovanni il Precursore!

“Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato;
i passi tortuosi siano diritti i luoghi impervi spianati.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!”

 

“Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me

è più potente di me e io non sono degno neanche di portargli i sandali;

egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco.

Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio,

ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile".

 

Il Vangelo dà un nome a questa nascita: la nascita di Giovanni Battista nel grande deserto della vita, colui che annuncia la venuta del Signore, che raddrizza nell’Essere in divenire le sue vie, in altre parole, che prepara il nostro essere alla nascita della Luce. Ciò fa nascere in noi un nuovo desiderio, che il fuoco empio non può più soddisfare, al quale non può più rispondere. All’istante la luce è, penetra nel cuore, e risponde al suo desiderio.

 

Giovanni rappresenta anche la nascita di una nuova coscienza, acquisita al prezzo di numerosi combattimenti e grazie alla scoperta che questo mondo non sarà mai un luogo di pace perfetta come lo hanno fatto risplendere agli occhi della folla. Giovanni dice di sé stesso che non è lui il Salvatore, ma che lo precede, per rendere dritti i suoi cammini, per purificare l’uomo decaduto, per renderlo capace di percorrere la via della santificazione e della guarigione.

 

É Giovanni il primo potere liberatore che ci viene offerto dalla Gnosi. Questo potere dà il mezzo per poter intraprendere il nuovo lavoro. L’atomo originale non è più addormentato né tanto meno latente. È il focolare che permette di captare le forze.

 

Diciamo che secondo i racconti biblici devono esservi tre nascite:

- quella di Giovanni - l’Uomo naturale che prende coscienza di sé

- quella di Gesù - l’Uomo-Anima

- e quella di Cristo - l’Uomo-Spirito.

 

È allora che inizia una nuova serie di esperienze, spesso difficili. Non si tratta più di pene, di errori assurdi del mondo dialettico, ma si tratta del cammino di guarigione, che bisogna intraprendere per raggiungere la fase seguente. Nel corso di questo confronto con la forza di Giovanni progrediamo sempre più nella Coscienza sé, la scoperta di sé e che tutti gli sforzi intrapresi per rimettersi nella buona Via purificano l’uomo.

 

Tutti coloro che seguono veramente questo processo di rinnovamento lo fanno secondo un proprio ritmo individuale. Si arriva così a conoscere sé stessi. Vediamo sotto la giusta luce le nostre lotte e le nostre prese di posizione, i nostri problemi e le nostre angosce, i nostri passatempi e le nostre consolazioni. Ci liberiamo sempre di più dai nostri numerosi ostacoli, prendiamo le nostre distanze e alla fine un’immensa pace ci pervade. I conflitti così frequenti tra i sentimenti e i pensieri diminuiscono. Cessa anche la lotta ancestrale tra il Cuore e la Mente. Mentre l’unità interiore cresce, il Pensiero simboleggiato dal personaggio Giuseppe e il sentimento, da Maria, si uniscono, si fidanzano e formano una coppia perfetta che contribuirà alla nuova nascita.

 

In verità ciascuno di noi deve, prima o poi, ritornare al luogo della sua nascita, al luogo della sua origine. A questo proposito le opinioni divergono completamente. Per questo le strade sono ingombrate dalla folla. Non si può né avanzare, né indietreggiare. La bussola può mostrare differenti direzioni illusorie per ritornare al luogo di origine.

 

Tuttavia, quando l’ordine perviene a Giuseppe e Maria, che si trovano in Egitto, nuovamente uniti, essi partono in una pace profonda, lontano da ogni agitazione, verso il luogo della loro origine, verso Betlemme, la città di Davide, “poiché Giuseppe apparteneva alla casa della famiglia di Davide.”

 

Viene spontaneo in questa atmosfera magica evocare l’immagine Giuseppe che conduce il suo asinello a passo tranquillo e la sua donna seduta sopra, vestita di un lungo mantello, persa nelle sue meditazioni del prossimo miracolo. Tale quadro emana la pace e la calma, non lascia intravedere niente del combattimento che lo ha preceduto: la lotta senza quartiere in mezzo ad innumerevoli influenze, per pervenire alla calma, i conflitti interiori incessanti tra le due nature e l’accettazione finale della natura dialettica così come essa è, senza prese di posizioni pro o contro, senza repulsioni, ne attaccamento, senza odio né amore, né fuga, senza un gesto per cambiarla, senza lasciarsi prendere, in un sereno distacco.

 

È in questa nuova pace interiore che Giuseppe e Maria partono per Betlemme. Mancano le parole per esprimere la profondità dell’unità interiore che cresce.

 

È un fenomeno che non appartiene più alla natura ordinaria, per questo è detto che non c’è più posto per loro nell’osteria. Ma Giuseppe e Maria hanno in anticipo la conoscenza di tutto ciò senza che questo le impedisca minimamente di andare verso la futura nascita, in loro, dell’Anima Nuova. Poiché dopo tutto quello che hanno appreso dalla ruota del tempo e dagli eoni, hanno scelto liberamente il cammino di ritorno verso il luogo da dove è caduto un giorno il loro microcosmo, il loro piccolo mondo.

 

È così che in una ri-conoscenza e in una re-minescenza giornaliera, l’uomo che vuol veramente percorrere il cammino liberatore del portatore di Luce, ritorna a Betlemme, alla casa del pane, per saziarsi del Pane di Vita per un nuovo inizio.

 

Questa impassibilità, che la luce sviluppa in noi, è un vero tesoro. Il suo primo vantaggio è di creare in noi un nuovo stato di fede, una certezza interiore:

 

la certezza dell’esistenza di un’altra vita,

diversa da quella che abbiamo conosciuto fino a quel momento,

una vita che sappiamo essere la vera vita.

 

Custodiamo pertanto preziosamente questa certezza nel più profondo di noi stessi, lontano dagli attacchi dell’io, ed essa si svilupperà lentamente e diventerà forte.

 

Gesù, l’Anima appena nata è ancora così fragile che dobbiamo metterla al riparo dal dubbio, dalla paura e dall’incredulità che l’io insidiosamente le suggerisce. Se riusciamo a dare a Gesù in noi un asilo sicuro contro gli attacchi dell’Io-Erode, crescerà in pace, nel segreto, diventerà sempre più forte e finirà a un dato momento per prendere in mano la direzione del nostro essere e della nostra vita. È così che Gesù nelle rive del Giordano, incontra Giovanni, per farsi battezzare, riprendere allora, in Cristo, l’iniziativa di ricondurci, quali figli di Dio, nella vera Patria originale.

 

Dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù si recò in Galilea,

predicando il vangelo di Dio e dicendo:
«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo».

 

«Io sono la luce del mondo.

Chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.»

 

«Io sono la risurrezione e la vita.

Chi crede in me, anche se muore, vivrà.»

 

«Anche se non credete a me, credete alle opere, affinché sappiate e riconosciate che

il Padre è in me e che io sono nel Padre.»

 

«Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me!»

«Io sono l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine.»

 

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